Genitori e Figli

Il ruolo del padre oggi

 

Significato del ruolo del padre, genitore, oggi

Il padre e gli aspetti storico-culturali del ruolo di padre nelle culture occidentali

Le due guerre mondiali, il boom economico degli anni ’60 e la rivoluzione culturale del ’68 sono a pieno titolo le tappe storiche che hanno maggiormente inciso relativamente al ruolo del padre nelle culture occidentali.

Le due guerre mondiali, con le loro stragi di padri, hanno rappresentato per l’Occidente qualcosa di inedito: la rottura del passaggio intergenerazionale tra padre e figlio. Da allora la trasmissione della sensibilità maschile è stata delegata prevalentemente al mondo femminile.

Il boom economico degli anni ’60 ha dato un ulteriore colpo ai “padri figli di padri morti in guerra”: dopo una giornata lavorativa di 8-12 ore non tutti i padri hanno le energie per occuparsi della educazione dei figli, ruolo assai arduo da svolgere, specialmente per coloro che un padre non ce lo hanno avuto e che hanno dovuto imparare le cose della vita soltanto per la via delle prove e degli errori.

Il residuo spirito paterno ha ricevuto un ulteriore duro colpo con la rivoluzione culturale del ’68: dalla rigidità dei ruoli sociali si è passati ad una conflittualità aperta verso padri inadeguati e poteri ingiusti. Tutto questo senza spazi e tempi istituzionali per la gestione dei conflitti familiari, con costi emotivi ed economici enormi per la collettività. Dopo il ’68 in Occidente c’è stata una sistematica svalutazione del maschile in generale e del ruolo del padre in particolare; da allora gran parte di ciò che ha a che fare con il maschile e con il paterno è stato vissuto come negativo (es. la paternale).

Attualmente si sta correndo ai ripari su più fronti. In sede giuridica, per esempio, c’è stata una netta virata nei termini della valorizzazione del ruolo del padre nelle cause di affidamento dei minori.

Aspetti psicologici: in cosa consiste il ruolo del padre?

Dal punto di vista psicologico la funzione del padre è quella di educare al limite. Jacques Lacan, che si è molto occupato del ruolo del padre, afferma che il ruolo del padre consiste nel porsi tra legge e piacere. Il mestiere del padre è secondo Lacan quello di nominare le cose, di dare loro un senso e facilitare la relazione con la legge del mondo, con le regole che mettono ordine laddove altrimenti la farebbero da padroni caos e istinti di ogni genere.

La norma ha anche il ruolo di fungere da contenitore per le angosce e per l’ansia. In mancanza di questa preziosa funzione psicologica possono verificarsi problemi psicologici molto seri, fino alla psicosi, ovvero al distacco più o meno grave del soggetto dalla realtà che lo circonda.

Nella prospettiva psicoanalitica il conflitto tra padre e figlio è necessario ai fini della risoluzione del complesso edipico, processo dal quale dipende il normale sviluppo affettivo del giovane uomo. Senza l’intervento del padre, il nucleo di dipendenza madre-figlio non può sciogliersi, impedendo così il passaggio alla fase adulta.

Winnicott, con il suo concetto di “madre sufficientemente buona” naturalmente estendibile alla funzione del padre, affermava che non è necessario non deve necessariamente essere eccellente o perfetto nel suo ruolo, poiché questo aspetto potrebbe perfino influire negativamente al momento del necessario distacco dalle figure genitoriali. Più oltre James Hillman afferma che il processo di individuazione (processo mediante il quale diventiamo maggiormente noi stessi) necessita del tradimento del figlio verso le aspettative del padre o più in generale della tradizione familiare.

Per quanto riguarda le scelte professionali, per esempio, un figlio può 1) aderire totalmente alla tradizione familiare, col rischio di perdere sia la propria occasione evolutiva che la possibilità di sperimentare la piena gioia; 2) fare scelte opposte rispetto alle proposte genitoriali, restando comunque legato, anche se in negativo, al modello genitoriale; 3) trovare/diventare se stesso, scoprire quali sono le sue reali attitudini indipendentemente dalle altrui aspettative.

 

Istinto alla paternità: il primo passo per diventare padre

Quando parliamo di paternità in senso psicoanalitico non possiamo non considerare l’origine di questo istinto, che va ricercata nelle profondità della psiche individuale e collettiva. Si tratta infatti di una spinta che passa per l’archetipo maschile presente negli alberi genealogici dei genitori, archetipo che, secondo la prospettiva psicosintetica, potrebbe esprimere se stesso nei termini di subpersonalità di “padre-luce” (padre-buono, fornitore/donatore di amore e beni materiali) o di “padre-ombra”, nei termini di padre biologico che non ha ancora potuto strutturare una subpersonalità di padre sufficientemente adulta (es. padre che usa i figli per i propri scopi sia dal punto di vista fisico che emotivo).

Molta importanza rivesto gli alberi genealogici del padre e della madre biologici, con i loro archetipi e con l’eredità transgenerazionale, che si manifesta soprattutto come subpersonalità potenziali.

Accettare l’istinto alla paternità può essere una scelta molto sana: spingere indietro nell’inconscio l’istinto paterno può portare ad accumulare depressione. In questo e in altri casi è raccomandabile imparare a relazionarsi con l’inconscio e ad allenarsi a trasformare tutto ciò che emerge alla coscienza nei termini di fantasie, sogni, imagerie, ecc.

 

Padre e autorità: un legame inscindibile

Il difficile rapporto col padre si traduce in difficile rapporto con l’autorità: quando il padre fallisce nell’educare il figlio al limite, il figlio rischia il contenimento da parte della comunità stessa. Nella peggiore delle ipotesi il figlio si troverà ad avere a che fare con giudici, penitenziari, ecc.

Una società senza padri è infatti una fabbrica di ribelli per i quali qualsiasi sistema è solo e soltanto male. Si tratta però di una posizione non lucida, ovvero di una allucinazione – che può anche diventare delirio di persecuzione – che fa perdere al soggetto la possibilità di vedere anche i lati positivi di un dato sistema politico ed economico. E’ come se il soggetto indossasse un paio di occhiali con lenti gialle senza potersi rendere conto che sta vedendo tutto giallo perché al suo sistema di credenze mancano informazioni fondamentali per poter vedere anche gli altri colori (es. lenti neutre).

Il padre nelle società di massa

Nelle società di massa leader politici e religiosi hanno da sempre promosso l’allucinazione del padre sul politico o sul sacerdote di turno, ma si tratta di una scelta perdente: se da una parte le società di “adulti-bambini” rendono di più e sono più facilmente gestibili, dall’altra nei momenti di crisi è su quella popolazione la che puoi contare..

Scuola e media, strumenti che potrebbe essere utilissimi per l’evoluzione delle persone e delle collettività, vengono oggi utilizzati prevalentemente per la creazione del consenso e per il binomio produzione/consumo.

Il padre e la religione

Secondo Jung, quando una persona guarisce in senso psicologico non ha più bisogno di religione. Secondo il celebre psichiatra svizzero, infatti, religioni e superstizioni sarebbero nate dal tentativo di gestire l’angoscia che deriva dall’avere a che fare con l’inconscio.

Secondo Jung infatti “la fede cerca di trattenere una condizione mentale primitiva su un terreno puramente sentimentale. Non è disposta a rinunciare al rapporto primitivo infantile con figure ipotizzate. (La fede) vuole continuare a raggiungere la sicurezza e la fiducia in un mondo ancora presieduto da genitori potenti responsabili e benevoli”.

Cosa si può fare se il padre non c’è o non può esserci?

In mancanza del padre possono essere utilizzate figure sostitutive come maestri, guide, capi amati, ecc. Ovviamente con le dovute cautele: ogni relazione padre-figlio produce una sorta di allucinazione che noi psicologi chiamiamo “transfert”, un fenomeno molto potente (nella peggiore delle ipotesi il rischio è trovarsi nelle mani di un guru o di in una setta).

Un’altra possibilità è lavorare alla costruzione di una rappresentazione simbolica interna di padre positivo, anche attraverso la psicoterapia ben condotta e la partecipazione a seminari. A tal proposito vale la pena ricordare che in Occidente uno dei luoghi più sicuri per sperimentare un buon transfert padre-figlio è la stanza dello psicoterapeuta.

Dott. Alessandro Gambugiati

psicologo psicoterapeuta docente scrittore

Firenze, via delle Torri 34/c

Prato, viale della Repubblica 153

3285390990 www.alessandrogambugiati.net

Autore

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati lavora come psicologo psicoterapeuta specialista in Psicosintesi Terapeutica. Si occupa di disagio psicologico, a partire dai casi di più grave compromissione del funzionamento affettivo e cognitivo. Svolge anche il ruolo di docente.

8 Commenti

  • Ma è un articolo di psicoanalisi o psicosintesi? ma qual’è il ruolo del padre oggi? non si capisce.
    e nelle società matriarcali come facevano? e se le regole le da la mamma? se è la donna quella che porta i pantaloni in casa?
    mi scusi dottore, ma in tutta franchezza, credo che si debba aggiornare.

    • Grazie per avermi contattato. La Psicosintesi ha una sua autonomia teorica e pratica rispetto alla Psicoanalisi. Tuttavia la Psicosintesi nasce dal tronco della Psicoanalisi (parole di Alberto Alberti, uno degli anziani della Psicosintesi). Lo stesso Assagioli considerava la Psicoanalisi come bagaglio che lo psicosintesista doveva avere acquisito già (in effetti con alcuni pazienti c’è da fare prima del lavoro psicoanalitico anche se con modalità psicosintetiche). Un motivo ulteriore è che osservando colleghi, persone interessate alla Psicosintesi, ecc. molto spesso li trovo in palese fuga rispetto alle tematiche psicoanalitiche (non credo che Assagioli sarebbe stato felice di questo). Durante l’ultimo seminario al quale sono intervenuto come relatore, ho parlato anche di archetipi interni e di come in realtà il ruolo del maschio/del padre possa essere rivestito anche da una donna che abbia maturato una serie di competenze e una consapevolezza generale di alto profilo. La ringrazio molto delle sue parole: ne terrò conto per i prossimi articoli. Grazie. Saluti, dott. A. Gambugiati

  • e se fosse, come nel mio caso, la mamma a dare i limiti? i miei figli sono grandi e non mi sembrano devianti o che stanno male. mi devo preoccupare?

    • Salve Mara. Grazie per avermi contattato. Una parte che non ho inserito nell’articolo riguarda la questione degli archetipi interni: anche una mamma può avere in sé aspetti maschili/materni molto spiccati, ma le occorre un livello molto alto di consapevolezza per evitare sbilanciamenti nel quotidiano. Mi spiego meglio: se lei coltiva troppo la parte maschile poi dimentica la parte femminile, che si atrofizza creando sbilanciamenti anche sul suo corpo di donna. Durante l’ultimo convegno al quale ho partecipato come relatore mi hanno chiesto cosa accadrebbe, secondo me, nel caso in cui due donne che stanno insieme si trovassero ad educare un figlio maschio. La mia risposta è stata che in ogni coppia di donne una delle due ha una parte più YANG (maschile secondo i cinesi) e che se il livello di consapevolezza è molto alto (il ruolo del padre si può apprendere e coltivare con il metodo psicosintetico) è preferibile una donna con subpersonalità YANG ben strutturata ad un maschio con subpersonalità YANG fragile/debole. Spero di aver risposto alla sua domanda. Grazie. Buone cose, A. Gambugiati

  • Articolo bene fatto, ma forse il titolo non è coerente. le teorie a cui si rifà hanno più di 50 anni. è vero che Freud, Jung, Winnicot, Lacan, hanno dato dei contributi grandissimi al mondo della psicologia, ma erano in linea con i loro tempi. Se fosse vissuto oggi Freud avrebbe detto altre cose, e questo lo diceva Fromm 30 anni fa. io l’avrei chiamato “il ruolo del padre secondo le teorie analitiche”

  • ho avuto un pessimo rapporto con mio padre, era uno che alzava le mani e cercava sempre di svilirti. non so perchè lo facesse, non era educativo per niente. cioè non mi insegnava niente di buono, anzi imparavo a sentirmi una nullità. mia madre inesistente, apprensiva, senza amore. mi chiedo come ha fatto a sopravvivere. eppure sono qui e un senso del limite ce l’ho. mio papà era alcolista e il limite non sapeva cosa fosse. come scrive lei Dottore, il limite per lui erano gli sbirri quando faceva casino in qualche bar. io avevo un bisogno disperato di limiti, perchè il mio mondo familiare non me li dava, anzi continuamente me li spostava, non erano mai uguali da un momento all’altro.
    io oggi come padre ho fatto una fatica enorme con i miei figli, mi sono dovuto costruire ex novo, grazie anche ad un percorso di psicoterapia. ma nella mia esperienza di nuova famiglia, non sono solo io a dare un nome alle cose (es. forchetta e si usa per mangiare), ma anche la mia compagna, non sono solo io a dare dei limiti, ma lo facciamo insieme in maniera condivisa. ho letto in passato Lacan, non mi trovo d’accordo, troppo mentale, secondo me la vita è più vita e meno pensiero, meno elucubrazione. quando sei dentro la vita tutto scorre, non hai bisogno di queste categorie di padre-ombra o padre-luce, queste sono cose mutuate dall’esoterismo cristiano. Resta un fatto che il ruolo del padre oggi deve essere quello di guida, una guida allo sviluppo. ma questo è anche il compito di tutti i buoni educatori.
    grazie dottore, mi scusi se mi sono dilungato
    A.M.

  • C’è un interessante libro di L.Camaioni “La triade eccellente: madre-bambino o madre-bambino-padre?” dal quale si evince che la figura paterna risulta fondamentale. Al latere sono riportate delle ricerche dove i figli sono cresciuti da coppie omosessuali o da madri single, e si è riscontrato che nulla cambia, a patto che i bambini vengano rispettati, ascoltati, amati, considerati. Questi bambini avranno le stesse possibilità di crescere sani.
    Credo che le psicologie psiconalitiche siano state frutto del loro tempo, di una società moralistica e cristiana. Hanno scambiato l’analisi dei loro tempi con una regola assoluta per sempre nei tempi. erano speculazioni filosofiche figlie della filosofia dell’800.
    Chissà cosa ci aspetta in futuro?
    Credo che una buona visione ce la dia la psicosintesi, nella sua visione disidentificata, un po come la dottrina zen. è la disidentificazione la grande intuizione di Assagioli, è per questo che la psicoanalisi e la psicosintesi sono diverse.
    Proviamo ad immaginarci un padre consapevole capace di disidentificarsi e identificarsi nel bene dei suoi figli. è un padre che trascende i concetti di padre luce e ombra, di padre limitante. è un padre che c’è, è nella vita, nell’entusiamo che i suoi figli gli portano. è nella comprensione dei loro stati emotivi.
    un padre psicosintetico dovrebbe essere un pochetto meglio di un padre psicoanalista. credo..
    grazie
    Fabrizio

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