Psicosintesi

La subpersonalità “smartphone”

Nomofobia

La tecnologia tende ad influenzare sempre più profondamente la relazione che abbiamo con noi stessi e con gli altri. Gli smartphone ci semplificano la vita in modo consistente e questo è innegabile. Ma è davvero “tutto buono” questo strumento oppure il suo utilizzo presenta dei rischi? In questo breve articolo cercherò di condividere con voi alcune riflessioni che ho raccolto su questo argomento anche a partire dalla mia esperienza personale di utilizzatore di smartphone.

Cos’è una subpersonalità?

La teoria delle subpersonalità è stata ideata nei primi del ‘900 da Roberto Assagioli, il fondatore del metodo psicosintetico, come naturale evoluzione della sua teoria dell’animo molteplice. Assagioli riteneva che la personalità di cui ognuno dispone non è unica ma molteplice.

Una subpersonalità può essere quindi definita come una struttura psichica sufficientemente stabile nel tempo che si crea ogni volta che svolgiamo una certa attività per un certo periodo di tempo.

Un esempio che utilizzo spesso coi miei pazienti è quello del tennista: se una persona gioca a tennis una sola volta e per poco tempo al massimo si può creare il ricordo di un precedente positivo, mentre invece se ripete l’esperienza quotidianamente dopo un certo periodo di tempo dovrà confrontarsi con “la subpersonalità del tennista”, ovvero con un personaggio interno alla psiche che da quel momento funzionerà da medium tra coscienza e ambiente.

Da una parte la subpersonalità faciliterà il lavoro del tennista, mentre dall’altra tenderà a catalizzare le energie di cui l’individuo dispone indipendentemente dalla consapevolezza che il soggetto ha della sua esistenza, talvolta perfino contro il reale interesse della personalità nel suo insieme.

Subpersonalità smartphone

Credo che la subpersonalità smartphone abbia un valore simbolico particolare in quanto prima vera connessione diretta tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale. Internet è per noi esseri umani quello che il sistema nervoso centrale è per le cellule del nostro corpo; nel connetterci mediante questo strumento creiamo la possibilità di sentirci uniti. Per la prima volta nella storia la maggior parte degli esseri umani dispone di un concentrato di intelligenza artificiale così straordinariamente piccolo e leggero da poter essere integrato nella nostra vita come una flebo di informazioni ed emozioni.

Questa assoluta novità si inserisce nel quotidiano di ognuno in una fase storica nella quale la maggior parte degli esseri umani versa ancora in una condizione evolutiva assai limitata e quindi caratterizzata da un gran numero di frustrazioni quotidiane. La cronica mancanza di gioia e di benessere viene quindi compensata dai brevi ma intensi “orgasmini” che il nostro smartphone ci può donare con pochi euro di connessione al mese.

Muovendo l’area del piacere e delle emozioni ad esso correlate, la subpersonalità smartphone ha tutte le caratteristiche necessarie per diventare il driver per eccellenza tra intelligenza naturale e artificiale, una sorta di protesi capace di arricchire la nostra percezione della realtà.

Queste ed altre qualità rendono gli smartphone strumenti ideali per la fuga e per la compensazione rispetto ad una realtà spesso caratterizzata da frustrazioni sia sul lavoro che nelle relazioni interpersonali. In mancanza di un livello sufficientemente buono di disidentificazione, la subpersonalità smartphone diventa ben presto capace di sottomettere la coscienza.

Intelligenza artificiale e metafore belliche

Secondo Junger lo smartphone è un’arma che ci costringe ad una perenne chiamata alle armi. Le notifiche sono squilli di tromba che ci spingono a combattere. Il campo di battaglia è la nostra psiche la cui attenzione viene agganciata da video che come strategie di guerra scorrono in automatico uno dietro l’altro. Le dita premono continuamente sulla tastiera-grilletto per scegliere cosa dovrà vivere e cosa morire nel nostro teatro personale. E con i nuovi smartphone senza cornice scompaiono anche i limiti tra intelligenza artificiale e realtà: un continuum che rende ancora meno netti i confini tra i due sogni ad occhi aperti. E via con la prossima dose di piacere: finché dura, perché poi torni nella realtà prigioniero del mondo che avevi lasciato poco prima..

Dipendenza da smartphone

Secondo alcune ricerche la metà della gioventù attuale sarebbe connessa per almeno 10 ore al giorno, un giovane su 4 controllerebbe e-mail ed sms appena alzato. Uno studio del 2011 del Center for Media dell’Università del Maryland ha dimostrato che i ragazzi che rimangono per sole 24 ore senza smartphone cominciano a sviluppare segni di stress e ansia.

Si configura così una dipendenza da smartphone chiamata anche “nomofobia” (o Sindrome da disconnessione) con 6 caratteristiche principali:

1) Il soggetto si affretta a rispondere: non appena arriva un nuovo messaggio (o alert) corre a controllare e a rispondere, altrimenti inizia a sperimentare ansia;

2) La sindrome del cellulare fantasma: il soggetto percepisce il suono o la vibrazione del cellulare quando in realtà quest’ultimo non sta né suonando né vibrando (fenomeno considerato preoccupante);

3) Paura di rimanere poco informati: il soggetto è terrorizzato dalla prospettiva di perdere le ultimissime novità postate dai suoi contatti;

4) Riduzione della socializzazione con amici e parenti: il soggetto, per esempio, siede a tavola con altre persone e invece di fare conversazione continua a controllare ossessivamente il suo smartphone estraniandosi completamente dal contesto relazionale (fenomeno considerato molto preoccupante);

5) Ansia da lontananza: il soggetto sperimenta difficoltà di concentrazione quando rimane lontano dal cellulare. Recenti studi hanno dimostrato che i sintomi di questa patologia somigliano a quelli di qualsiasi altra tossicodipendenza;

6) Scarso rendimento: il soggetto sperimenta del calo nella resa sia a scuola sia sul lavoro a causa delle continue interruzioni causate dai messaggi e dagli alert.

Dipendenza da smartphone: cosa fare?

La prima cosa da fare è cercare di capire se si è effettivamente perso il controllo circa l’utilizzo dello smartphone. Questa operazione non è facile perché quando si è nel problema cambiano i filtri delle percezioni: potremmo infatti scoprire di essere onesti con noi stessi ma non sufficientemente lucidi.. Per ottenere dati di qualità è sufficiente chiedere a familiari, amici o conoscenti: se ci vogliono bene si sono certamente accorti del nostro problema e molto probabilmente ce lo hanno già fatto notare.

La seconda cosa da fare è “fare qualcosa”: volete informarvi? Bene, prendete il vostro smartphone e cercate informazioni online 🙂

Cercare di aumentare la propria consapevolezza relativamente al problema è la scelta migliore. Il mio invito è considerare che quello che vi sta accadendo potrebbe non essere patologico ma il cambiamento di funzionamento che la vostra psiche ha attuato in presenza di un certo tipo di circostanze interne o esterne a voi.

Come psicoterapeuta invito tutti coloro che sperimentano questo disagio a cogliere l’occasione per lavorare su se stessi al fine di acquisire nuovi strumenti psicologici utili per lo sviluppo di nuove competenze ai fini della salute psicologica e del benessere. Ogni disagio psicologico può diventare una preziosa occasione per lavorare sulla nostra psiche, che è lo strumento più prezioso che abbiamo insieme al nostro corpo.

Dott. Alessandro Gambugiati

psicologo psicoterapeuta docente scrittore

Firenze, via delle Torri 34/c

Prato, viale della Repubblica 153

Tel. 3285390990 www.alessandrogambugiati.net

Autore

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati lavora come psicologo psicoterapeuta specialista in Psicosintesi Terapeutica. Si occupa di disagio psicologico, a partire dai casi di più grave compromissione del funzionamento affettivo e cognitivo. Svolge anche il ruolo di docente.

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