Crisi e conflitti Malessere

Rabbia, Rancore e Perdono

Ogni emozione ha forme di espressione salutari, che conducono alla crescita e alla guarigione, e forme di espressione e utilizzo che costituiscono distorsioni dell’originario impulso alla vita e all’amore incondizionato. Le emozioni in generale sono vissuti di natura più transitoria rispetto ai sentimenti, che hanno un picco di attivazione e poi rapidamente scemano. I sentimenti sono stati emotivi più pervasivi, che coinvolgono il senso della nostra identità e spesso derivano da emozioni ripetute.

Se l’emozione della rabbia (la prima a percepirsi in una situazione di conflitto) è naturale e può essere perfino utile al raggiungimento dei propri scopi o al mantenimento dei confini, lo stesso non si può dire del sentimento del rancore. Il rancore è il risultato dell’incistarsi della rabbia ripetutamente sperimentata e ha una carattere intossicante e un effetto pervasivo sulla personalità e sulla salute psico-fisica. Spesso il significato profondo di tale rancore è difensivo verso il dolore per la ferita subita. Quando mettiamo da parte il nostro sentire, per quanto doloroso, stiamo tradendo noi stessi e ci condanniamo a non poter essere felici nel presente, sentendoci invece risucchiati da un passato che ci ha tolto qualcosa, ipotecandolo. Il termine “ri-sentimento” poi lascia intendere, in un’ottica psicosintetica, che la persona si identifichi fortemente con le proprie emozioni di rabbia, e vi si aggrappi, sperimentandole ancora ed ancora, in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Il fatto che tali sentimenti vengano sperimentati ripetutamente è funzionale all’evoluzione della personalità, poiché essi non vanno semplicemente lasciati correre. È necessario prendersi cura dei sentimenti ed eventualmente esprimerli anziché trattenerli.

Il mezzo attraverso cui si scioglie, si lascia andare il sentimento di rancore è l’atto del perdonare. Il perdono è l’atto volontario, quindi cosciente e deliberato, che consiste nel lasciare andare la carica emotiva tossica legata a una situazione o a una persona del passato. A quel punto possiamo sperimentare la libertà di stare nel presente e scegliere in piena consapevolezza. È una mera illusione quella che ci fa eventualmente credere di aver perdonato senza un contatto profondo con le nostre energie aggressive.

Molte volte dopo aver perdonato rimane la rabbia; non si può, infatti, cancellare il passato, ma solo guarire la sofferenza che esso ha causato. Il perdono guarisce l’odio e il rancore per chi ha dato vita a quella realtà, ma non modifica i fatti e non ne elimina tutte le conseguenze. Il perdono si configura infatti come un processo, al quale è necessario continuare a fornire energia, l’energia della consapevolezza e della volontà.

Tuttavia è possibile provare rabbia senza rancore. Quando il perdono comincia la sua opera liberatoria il rancore si affievolisce mentre la rabbia resta. Se il rancore non viene alleviato, un po’ alla volta ci soffoca, la rabbia può, invece, spronarci a evitare che il male si ripeta. Il rancore è un’afflizione che può essere guarita; la rabbia è energia che può essere incanalata.

Perdono, aspettative e responsabilità

Il risentimento si nutre delle aspettative che abbiamo (avuto) su come colui che ci ha feriti avrebbe dovuto comportarsi. Riassumendoci la responsabilità per queste aspettative recuperiamo la nostra capacità di volere e di amare – noi stessi o chiunque altro.

Riconoscere che l’altra persona è responsabile per i propri pensieri o le proprie azioni, restituire all’altro la propria responsabilità, non significa continuare ad accusare o incolpare; significa piuttosto che abbiamo deciso di non reagire più in modo dannoso per noi stessi e per gli altri a ciò che altri hanno fatto di sbagliato. Non abbiamo più intenzione di punirci per ciò che hanno fatto altri.

Rispettiamo il valore fondamentale del libero arbitrio. L’altra persona imparerà dai propri errori al momento opportuno, e ne sarà responsabile, così come lo siamo noi per ciò che noi dobbiamo apprendere.

Nel linguaggio della Psicosintesi, una subpersonalità è un

“Insieme di sentimenti, atteggiamenti, rapporti e comportamenti diversi, risultanti dalla combinazione di fenomeni emotivi e mentali, che mettono in moto la realizzazione dei loro scopi al di fuori della nostra coscienza, e indipendentemente da, e perfino contro, la nostra volontà. Alcune corrispondono ai vari ruoli o funzioni che dobbiamo svolgere nella vita. In pratica agiscono come esseri differenti con caratteristiche diverse e anche opposte, tuttavia è possibile coordinarle in un’unità superiore. Bisogna riconoscerle, non identificarcisi; il secondo compito è quello di di modificarle e plasmarle o di utilizzarle opportunamente.” Assagioli Roberto (1991), Comprendere la Psicosintesi. Guida alla lettura dei termini psicosintetici (a cura di Marialuisa Macchia Girelli), ed. Astrolabio, Roma. p. 122

Come già menzionato, il perdono è un atto di volontà e, in quanto tale, può essere scelto solo quando la volontà è attiva, quando l’Io è presente e sufficientemente libero dall’identificazione con subpersonalità ingombranti che offuscano consapevolezza e volontà, come ad es. subpersonalità difensive. Una di queste subpersonalità, estremamente attiva in coloro che faticano a perdonare, è quella della Vittima.

Autore

Alessandro Coraci

Alessandro Coraci

2 Commenti

  • Salve dottore, mi chiamo Fabiola e ho 21 anni e da tre anni soffro di ansia. Ma il tutto è peggiorato sentendo un giorno la notizia in TV di un ragazzo che ha ucciso i genitori , il giorno seguente ho avuto paura che potessi uccidere mia madre!!! Ho passato giorni interi a scavare nel mio passato e il motivo per la quale avessi pensato quelle atrocità e questi pensieri si sono attaccati ad un snedotto passato ,nel quale io essendo più piccola mi sentivo messa da parte se mia madre comprava una maglietta in più a mia sorella! Ho paura che io inconsapevolmente gli abbia portato rancore e che ora questo rancore sia uscito fuori e che in realtà io davvero voglio far del male a mia mamma! Vi chiedo aiuto .. se lei può mi risponda! Fabiola Vollaro

    • Salve Fabiola, senza conoscerla personalmente posso solo dare delle indicazioni generali. L’inconscio parla un linguaggio fatto di simboli, che non vanno presi alla lettera. è lo stesso linguaggio del mito o della fiaba, che racconta di emozioni molto intense, come la rabbia verso un genitore (si pensi ad esempio al mito di Edipo che uccide il padre), che nelle immagini del simbolo non possono essere moderate come invece succede quando raccontiamo verbalmente di quella stessa emozione, anche se intensa, contestualizzandola. Se si è resa conto di provare del rancore verso sua mamma, non c’è niente di male, e fa parte del gioco anche sentirsi in colpa per questo. Sentimenti tossici del nostro passato come il rancore possono entrare in risonanza con episodi che viviamo del nostro quotidiano o che ascoltiamo da altri, soprattutto se siamo un po’ ansiosi; tuttavia tali sentimenti possono essere bonificati attraverso il perdono, dell’altro e di sè, eventualmente con l’aiuto di un esperto del benessere psichico. Se lo ritiene necessario, rimango a sua disposizione per consigliarle un professionista nella sua zona che possa aiutarla a gestire sentimenti incomprensibili o troppo forti.
      Le faccio i miei auguri. AC

Lascia un commento