Benessere

Dare valore al silenzio

 

valore del silenzio in psicologiaIl silenzio non è soltanto l’astenersi dal parlare, ma anche l’astenersi da certe linee di pensiero, l’eliminazione delle fantasticherie e dell’uso non sano dell’immaginazione.
Quando le tempeste delle nostre emozioni tumultuano in noi, quando la nostra mente discorre continuamente con se stessa, non vi è vero silenzio.
Il silenzio interno è di vari generi e si potrebbe dire che ogni sfera di vita ha il suo proprio silenzio.Tutti conosciamo il meraviglioso silenzio della natura, sia in un pomeriggio d’estate, sia soprattutto durante la notte, il silenzio di fronte al cielo stellato.
Non dobbiamo credere che il silenzio sia mancanza e vuoto nel senso peggiorativo del termine, che anzi esso è molto “pieno”, è una presenza, come quella che si può percepire in una foresta di notte o in montagna prima dell’alba; il silenzio della natura è assai simile a quello che possiamo sentire dentro di noi.
In quest’era di rumori e di bombardamento di stimoli, di esplosione dell’informazione e di attività ossessiva ed incessante, il silenzio è indubbiamente il nostro patrimonio più prezioso.

Silenzio come comunicazione

Pensare al silenzio come ad una entità ci può aiutare a comprenderne la sua natura positiva ed attiva e a non considerarlo, come si fa di solito, semplice assenza di suono o di parola.
Nei Fioretti di San Francesco c’è un aneddoto che mostra bene come i francescani conoscessero il valore del silenzio: “Poco dopo la morte di S. Francesco, S. Luigi Re di Francia andò travestito da Fratello Egidio nel suo convento a Perugia; ma era stato rivelato al Fratello che il pellegrino era in realtà il Re di Francia, perciò esso lasciò in fretta la sua cella e andò ad incontrarlo al cancello senza fargli alcuna domanda. Essi si inginocchiarono e si abbracciarono con grande reverenza e segni di affetto come se già esistesse una lunga amicizia fra essi, per quanto non si fossero mai incontrati prima.
Nessuno di essi disse una parola e dopo essere rimasti abbracciati per qualche tempo si lasciarono in silenzio; poi quando gli altri Fratelli appresero chi era l’umile pellegrino, rimproverarono aspramente il Fratello per il suo silenzio. Egli rispose: “Cari Fratelli non siate sorpresi a ciò se io non ho detto una parola a Lui né Lui a me, perché quando ci siamo abbracciati ci siamo visti l’uno nel cuore dell’altro; è molto di più che se avessimo spiegato a parole ciò che abbiamo sperimentato nelle nostre anime.

Il silenzio interiore

Vi è il silenzio delle emozioni, dei desideri, delle paure, dell’immaginazione; quello che in senso positivo è pace e serenità.
Il silenzio nel livello mentale consiste nel tener ferma la mente, nel frenarne l’attività, o meglio nel lasciarla fluire senza soffermarcisi.
Il silenzio induce al raccoglimento, permette in primis l’ascolto di noi stessi, della nostra pura essenza. Il caos confonde, disorienta, ci allontana da ciò che siamo. E’ dunque fondamentale permetterci spazi di silenzio, tra i quali è indubbiamente prezioso il setting terapeutico.
Sri Aurobindo è stato senza proferire parola per parecchi anni e in tali periodi scriveva molto ma taceva.
Gandhi una volta la settimana, ogni lunedì, osservava 24 ore di silenzio.
Non è necessario arrivare a questi livelli. La meditazione è indubbiamente una pratica che consente i suddetti spazi di silenzio, ma può essere sufficiente stare appunto un po’ in silenzio, ascoltarsi e lasciare fluire i pensieri, le emozioni, le sensazioni.
Un vantaggio del mantenere una “zona di silenzio”, pur dando la parte necessaria di attenzione e di energie alle attività che svolgiamo, è quello di poter prestare attenzione e riconoscere intuizioni, messaggi, spinte interne che probabilmente perderemmo.

Silenzio e psicoterapia

Il silenzio consente un ricaricamento di energie, un processo di rigenerazione di tutti gli aspetti personali, un avvicinarsi al nostro senso del “Sè” ed è questo che si attua nell’ambito della psicoterapia, permettendoci di entrare realmente in contatto con noi se stessi.
Il silenzio dà al nostro organismo la possibilità di armonizzarsi in modo spontaneo, induce all’armonizzazione dell’individuo, ma anche a quella del gruppo. Quando in un gruppo ci sono contrasti o dissensi, o semplici diversità di opinioni su qualche decisione da prendere, la migliore cosa è di fermarsi in un momento di raccoglimento. Dopo un periodo di silenzio insieme è più facile intendersi, in quanto le personalità separative vengono ad acquietarsi, riuscendo a considerare il problema dell’altro impersonalmente, scorgendo possibili punti di accordo, di intesa, di contatto.

 

 

per approfondimenti:

 

L’arte e la tecnica del silenzio – R. Assagioli (rivista n.18 Ottobre 2012)

Autore

Elisabetta Marra

Elisabetta Marra

Psicologa e Psicoterapeuta specializzata in Terapia psicosintetica, si occupa dei disturbi d'ansia, attacchi di panico, disturbi dell'umore, disagio esistenziale, lutto, autostima.

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