Psicologia

Realizzare se stessi nonostante l’inconscio collettivo

Red-Book-CG-Jung-Smaller_2_2Agli inizi del ‘900 Carl Gustav Jung, sulla scia e in approfondimento alle scoperte di Freud, teorizza l’esistenza dell’inconscio collettivo, ovvero di un livello psicologico nel quale tutti noi esseri umani siamo in qualche modo collegati. Si tratta di un concetto molto importante ai fini dell’etica tra i popoli: se infatti assumiamo che l’inconscio collettivo sia un concetto reale, dobbiamo per forza ammettere che tutti noi siamo in qualche modo connessi e condividiamo un unico destino, non in senso puramente filosofico, ma concreto.

Jung: “(…) per quanto riguarda i contenuti dell’inconscio collettivo, ci troviamo davanti a tipi arcaici o meglio ancora primigeni, cioè immagini universali presenti fin da tempi remoti (…) rappresentazioni collettive, figure simboliche delle primitive visioni del mondo” (Jung, C. G., Gli archetipi dell’inconscio collettivo, 1934-1954, in Opere cit. 1980 vol. IX,1).

Psicologia e fisica quantistica

Per comprendere meglio il funzionamento dell’inconscio collettivo come concetto reale, dobbiamo chiamare in causa Einstein e le sue scoperte.

Prima dell’avvento della fisica di Einstein, la fisica newtoniana ci faceva immaginare un universo materiale nel quale oggetti pieni riempivano spazi vuoti in relazione tra loro, ma separati. Con l’avvento dei microscopi elettronici si è invece scoperto che la materia è aggregazione di energia e che l’universo, anziché essere spazio vuoto, è mare magnum pieno zeppo di energia. E in tale grande mare sono immersi corpi che “vibrano” con frequenze diverse in relazione tra loro.

Se con Newton percepivamo un universo meccanico di oggetti che sono in relazione tra loro solo quando si scontrano, con Einstein le relazioni tra oggetti avvengono anche in modalità sistemica, a-temporale, a-locale, ecc. mediante onde, campi magnetici, risonanze e interferenze.

Nuova fisica = nuova biologia = nuova psicologia

Quando avviene un cambiamento di paradigma così importante è inevitabile che vengano sconvolte anche le discipline che su di esso poggiano. La psicologia, poggiando rispettivamente su biologia, fisica e matematica, riceve dalla fisica quantistica un impulso davvero notevole: se la materia è energia, tutto ciò che dico e faccio nel quotidiano è qualcosa di concreto che influenza me stesso, gli altri e l’ambiente circostante!

Se la realtà è composta di onde e campi magnetici allora ciò che sperimento in senso psicologico è il risultato della relazione tra le costellazioni psichiche mie e degli altri, costellazioni che attraggono e respingono esperienze concrete, ma che nella sostanza somigliano più ad un sogno che alla realtà che siamo stati abituati a percepire.

Esperimenti sconvolgenti

Il Teorema di Bell, che teorizza la non-località della materia, per esempio, ha cambiato radicalmente la concezione che avevamo di noi stessi in relazione agli altri. Nel 1998 l’esercito americano decise di verificare questo Teorema con un esperimento che venne realizzato da un’equipe di scienziati. L’esperimento consisteva nell’estrarre alcune cellule dal palato di un soggetto donatore e di collegare a due diversi poligrafi sia il donatore che le cellule tenute in vita in una cultura organica ma in altro ambiente dello stesso edificio.

L’esperimento consisteva nell’osservare il comportamento delle cellule separate dal corpo del donatore in relazione con il comportamento del donatore stesso esposto a stimoli emotivamente significativi mediante la somministrazione di immagini. Ebbene fu osservato che entrambi i poligrafi registravano la stessa scarica elettrica nonostante le cellule in questione non fossero esposte ai medesimi stimoli ai quali il donatore era esposto!

In altre parole, le cellule separate dal corpo e localizzate in altro ambiente rispetto al donatore, erano in qualche modo ancora in relazione intima ed istantanea tra loro e scaricavano come se fossero ancora parte dello stesso corpo!

Lo sviluppo del potenziale umano

Per sviluppo del potenziale umano si intendono tutte quelle pratiche che hanno l’obiettivo di aiutare il soggetto ad acquisire nuovi strumenti, al fine di ottenere la massima realizzazione ed espressione delle proprie risorse e talenti. Questi valori ordinariamente giacciono nelle profondità della psiche, in attesa di essere trovati ed utilizzati.

Abbiamo detto che la nostra psiche è intimamente connessa con le altrui vite psichiche. Occorre inoltre precisare che l’inconscio collettivo può essere inteso in senso lato e ampio, ma anche potremmo riferirci ad esso intendendo livelli intermedi di inconscio, che potremmo chiamare inconscio dei sistemi o dei gruppi di appartenenza, come l’inconscio del sistema famiglia, o l’inconscio collettivo degli italiani, ecc.

E’ perciò logico affermare che la possibilità di auto-realizzare le proprie risorse e manifestare i propri talenti, ha a che fare anche con il livello di coinvolgimento e consapevolezza sulle relazioni sistemiche che inevitabilmente influenzano il nostro pensare, volere e sentire.

Ciò che spesso osservo nei pazienti che seguo nei percorsi per lo sviluppo del proprio potenziale è che tendono a sottovalutare l’influenza dell’ambiente relazionale e delle sue potentissime forze sistemiche. Tali forze inconsce agiscono spesso opponendosi al cambiamento della singola persona, per il ben noto meccanismo di mantenimento dell’equilibrio dei sistemi.

L’etimologia di “sviluppare” deriva da “togliere i viluppi”. Liberata dai viluppi la coscienza acquisisce il posto centrale al quale è destinata rispetto al proprio animo molteplice e può esercitare la propria volontà libera da identificazioni.

Conclusioni… per ora!

Ciò che sappiamo dell’inconscio collettivo, come è per la fisica è ancora molto poco, però sappiamo che la nostra mente è soggetta alle stesse leggi che governano l’universo e quindi non può essere pensata come separata né dall’ambiente nella quale è immersa, né dai destini di coloro che possiedono DNA in forte risonanza.

Pertanto qualsiasi progetto che intendiamo realizzare richiede lo sviluppo di potenzialità umane adatte ad approcciare una realtà solo in parte razionale. Se le mappe che stiamo utilizzando per gestire il nostro quotidiano non funzionano più o funzionano solo relativamente, è chiaro che è necessario un cambio di paradigma generale.

Dott. Alessandro Gambugiati

psicologo psicoterapeuta docente scrittore

Firenze, via delle Torri 34/c

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Autore

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati lavora come psicologo psicoterapeuta specialista in Psicosintesi Terapeutica. Si occupa di disagio psicologico, a partire dai casi di più grave compromissione del funzionamento affettivo e cognitivo. Svolge anche il ruolo di docente.

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