All’interno della psicosintesi l’aspetto della volontà è considerato fondamentale, se non ci fosse sarebbe difficile intraprendere un cambiamento.
Molte volte capita che ci si lasci vivere cullati dalle abitudini, dai nostri schemi automatici, dalla comodità di stare in una situazione conosciuta anche se non stiamo bene, piuttosto che adoperarci per favorire il cambiamento. Il cambiamento talvolta avviene spontaneamente, ma tante altre volte ha bisogno dell’energia della volontà per essere attivato. Questa è una cosa che osservo spesso nel mio lavoro con le persone che seguo: è proprio grazie alla discesa in campo di questa funzione che il paziente partecipa in maniera attiva al processo terapeutico di integrazione e crescita personale. Ed è grazie allo sviluppo della volontà nei suoi vari aspetti che apprendiamo come superare i nostri conflitti, trascendere alcuni stati emotivi e/o dominare impulsi istintivi che ci danneggiano.
Tuttavia, prima di poterla esercitare pienamente, è necessario compiere un viaggio di presa di coscienza. Come è descritto all’interno del libro “L’atto di volontà” di R. Assagioli: “L’esperienza della volontà avviene in tre fasi: La prima è riconoscere che la volontà esiste. La seconda riguarda la consapevolezza di avere una volontà. La terza fase della scoperta, che la rende completa ed efficace, è quella di essere una volontà, che è diverso da avere una volontà.”
Attraverso questo percorso di consapevolezza, smettiamo di subire la nostra volontà come una forza estranea o intermittente e cominciamo a integrarla nella nostra identità profonda. Spesso, nei percorsi di autoformazione e di lavoro interiore, ci si scontra con l’illusione che volere significhi semplicemente sforzarsi o esercitare una dura repressione sugli impulsi. In realtà, comprendere la natura multidimensionale della volontà significa riconoscerne la funzione guida — un vero e proprio timone interiore capace di orientare le energie psichiche verso una sintesi armoniosa. Quando impariamo a essere la nostra volontà, e non a considerarla semplicemente uno strumento da usare all’occorrenza, il cambiamento non è più il risultato di una lotta faticosa contro noi stessi, ma la naturale conseguenza di un centro interiore stabile e consapevole.
Primo passaggio: Scoprire la volontà nella vita di tutti i giorni
Tre esempi concreti ci aiutano a riconoscere esattamente quando si sperimenta questo primo passaggio, ovvero scoprire la volontà:
L’esempio dello smartphone: Stiamo lavorando o conversando e sentiamo la vibrazione (o la notifica visiva) dello smartphone. Il corpo e il sistema nervoso scattano in automatico: la mano si allunga per afferrare il telefono. Proprio in quel millisecondo, prima ancora di sbloccare lo schermo, avvertiamo chiaramente il “tiro” dell’abitudine e, per la prima volta, percepiamo che possiamo non farlo. Non siamo costretti a rispondere. In quel preciso istante in cui blocchiamo l’impulso meccanico, sperimentiamo che esiste una forza capace di intervenire e che non siamo burattini in balia dello stimolo esterno.
Mettere in pausa la reazione emotiva: Qualcuno ci rivolge una critica tagliente o un’osservazione ingiusta durante una riunione o in famiglia. L’impulso immediato, biologico ed emotivo, è di aggredire verbalmente o di chiuderci in un vittimismo risentito. Nel mezzo del picco emotivo, avvertiamo l’energia della rabbia che sale, ma per un istante ci fermiamo e non agiamo la risposta automatica. Quel minuscolo spazio di respiro tra lo stimolo (l’offesa) e la risposta (la reazione) è la prova provata che la volontà esiste: c’è un principio ordinatore che può dire “aspetta, non reagire così”.
Il superamento della deriva: È sera tardi e siamo esausti dopo una giornata pesante. Avevamo promesso a noi stessi che avremmo dedicato trenta minuti alla lettura di quel libro o a un progetto personale che ci sta a cuore. La stanchezza e la mente urlano: “Mettiamoci sul divano a scrollare i social, ce lo meritiamo”. Sentiamo il peso del corpo, la tentazione della comodità passiva. Se cediamo, seguiamo la deriva degli automatismi; ma se riusciamo a fare quel piccolo passo di attivazione interiore e apriamo il libro, in quell’esatto attrito sperimentiamo l’esistenza di una forza che va oltre la semplice spinta biologica della comodità.
Secondo passaggio: La consapevolezza di avere una volontà
Superata la prima scoperta, ci troviamo di fronte al secondo grande passo: la consapevolezza di avere una volontà. Non si tratta più soltanto di registrare sporadicamente la sua presenza nei momenti di attrito, ma di riconoscerla come un organo interiore che ci appartiene e che possiamo iniziare a conoscere ed esplorare.
È un po’ ciò che accade quando ci rendiamo conto di possedere uno strumento prezioso: smettiamo di usarlo a singhiozzo e iniziamo a percepirne la consistenza. Già a questo livello di “strumento”, la volontà non calpesta i nostri bisogni più profondi; al contrario, li guarda, li riconosce e li dirige verso una meta scelta dall’Io. Non stiamo più reprimendo o schiacciando una parte di noi con la forza bruta, ma stiamo usando una funzione di coordinamento, intelligenza e direzione.
La differenza si sente chiaramente nel vissuto interiore. Quando ad agire è il Super-Io attraverso un’imposizione coercitiva, avvertiamo tensione muscolare, senso di colpa, fatica mentale e risentimento, ripetendoci che “dobbiamo farlo per forza, altrimenti siamo dei falliti”. In quel caso, stiamo compiendo una violenza su noi stessi. Al contrario, quando usiamo la vera volontà e l’atto volitivo consapevole, avvertiamo centratura, chiarezza e una fermezza priva di rigidità. È come un direttore d’orchestra che alza la bacchetta: non sta picchiando i musicisti — che siano le nostre emozioni o la nostra stanchezza — ma sta dando un tempo e un’armonia a tutti gli strumenti.
Lo sperimentiamo concretamente anche quando dobbiamo affrontare un’azione faticosa, come alzarci la mattina per fare una camminata o portare a termine un compito importante. Se ci muoviamo spinti dal Super-Io, ci alziamo imprecando e tirandoci dietro con la frusta del giudizio morale (“se non lo fai sei un fannullone”). Se invece usiamo una volontà consapevole, riconosciamo la stanchezza del corpo ma ci connettiamo a un obiettivo più grande e sensato, dicendoci: “So che questo mi fa bene, scelgo consapevolmente di alzarmi e lo faccio con un respiro fluido, senza violenza”. In tutti questi frangenti, il “noi” non è più in balia degli eventi o delle correnti emotive, ma prende coscienza di possedere una leva interiore capace di orientare la rotta.
Terzo passaggio: Essere una volontà – Il superamento della lotta interiore – Quando l’Io si riconosce nella sua essenza
Infine, giungiamo alla terza e più profonda fase della scoperta, quella che rende la volontà completa ed efficace: essere una volontà, che è ben diverso dal semplice averne una.
A questo livello si compie un vero e proprio salto di coscienza. Smettiamo di percepire la volontà come un arnese da tirare fuori dalla cassetta degli attrezzi quando c’è un’emergenza, o come una forza esterna che dobbiamo sforzarci di manovrare. Comprendiamo che noi siamo quel centro di consapevolezza e di energia. L’Io si riconosce tutt’uno con la funzione volitiva.
Ma cosa significa concretamente, nella vita di tutti i giorni, essere una volontà, e come ne facciamo esperienza?
Facciamo esperienza di questo passaggio anche quando ci troviamo di fronte a un bivio esistenziale importante e sentiamo che la direzione giusta non nasce da un calcolo mentale o da un’imposizione esterna, ma sgorga spontaneamente dal nostro nucleo più autentico. In quel momento non c’è sforzo, non c’è lotta contro noi stessi: c’è un allineamento profondo tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di fare. È l’atto creativo della vita, in cui la volontà non reprime più nulla, ma esprime la nostra essenza più vera, trasformandosi in una forza armonica, silenziosa e inarrestabile.
E così, passo dopo passo, la volontà smette di essere uno strumento faticoso o un’idea astratta: diventa il nostro modo di camminare nel mondo, la firma autentica con cui scegliamo, ogni giorno, chi vogliamo diventare.

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