Psicologia

La biologia delle credenze di Bruce Lipton

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Come psicologo psicoterapeuta specialista in Psicosintesi Terapeutica, da circa 10 anni utilizzo gli strumenti appresi su “Biologia delle credenze” (2006, Macro Edizioni), il testo più importante pubblicato finora dal dr. Bruce Lipton, biologo cellulare indipendente.

Sebbene gran parte della scienza ufficiale utilizzi ancora le metafore newtoniane per la percezione dei fenomeni, dopo Einstein alcuni ricercatori hanno scelto di aggiornare il proprio sistema di credenze (e quindi le loro percezioni) a partire dalla prospettiva psico-energetica che ha avuto origine con la nuova fisica. Il dr. Lipton è uno di questi.

Un metodo inclusivo

La Biologia delle credenze di Bruce Lipton, rispetto alla Psicosintesi Terapeutica, può essere considerata come un aggiornamento del sistema operativo originale e non come un programma aggiuntivo. Ciò è reso possibile dalla natura inclusiva del metodo psicosintetico, che può essere considerato un sistema aperto capace di accogliere i migliori contributi della nuova psicologia energetica.

Da vittime (del destino) a creatori (nel presente)

Uno dei concetti che il dr. Bruce Lipton ripete più spesso è che noi non siamo vittime dei nostri geni, bensì siamo noi stessi ad avere il controllo della nostra vita e della nostra biologia. Sebbene siano ancora in molti a credere la vita umana gestita da programmi genetici rigidamente determinati, l’insieme della costruzione teorica di Lipton dimostra il contrario: il DNA cambia continuamente a seguito delle nostre esperienze, le quali possono prendere forma a partire da automatismi o da scelte effettuate con la volontà consapevole. In altre parole se ci alleniamo ad operare scelte a partire dal nostro io disidentificato possiamo diventare ingegneri genetici di noi stessi.

Il contributo dell’epigenetica

Lipton sottolinea l’importanza dell’ambiente nell’espressione delle potenzialità genetiche. In mancanza dei giusti stimoli ambientali, infatti, anche il miglior corredo genetico resta inespresso. Modificando la percezione dell’ambiente, cambiando i pensieri e le credenze (che non sono altro che nuclei simbolici registrati nelle parti più profonde della psiche) possiamo avere un impatto diretto sui nostri geni.

La consapevolezza non basta

Sebbene la consapevolezza sia fondamentale per vivere bene e a lungo (vedi The Longevity Project della Standford University, 2011), per ottenere i miglioramenti desiderati occorre applicare al quotidiano tale consapevolezza.

Roberto Assagioli già nei primi del ‘900 aveva compreso l’importanza di applicare ciò che si conosce al quotidiano e aveva sintetizzato questo concetto con le parole “conosci, possiedi e trasforma te stesso”. Eh sì perché ognuno di noi può acquisire conoscenze utili, ma che senso ha possederle se poi non vengono applicate al nostro quotidiano?

Lipton afferma di essere arrivato alle stesse conclusioni lavorando sullo stallo nella pubblicazione del suo libro: era presente in lui un conflitto tra il suo desiderio conscio di pubblicare il libro e il timore inconscio che derivava dalla paura di urtare la sensibilità di molte persone con la sua pubblicazione.

Quando c’è un conflitto tra conscio e inconscio, infatti, è sempre l’inconscio a vincere: la parte inconscia è la più cospicua (95-99% dell’intera psiche) ed è in grado di elaborare informazioni con una velocità di circa 40.000.000 di bit al secondo contro i miseri 40 bit al secondo che la psiche conscia riesce a gestire!

Nuova fisica = nuova psicologia

La psicologia, come tutte le altre discipline, deve fare i conti con la fisica, ovvero con la realtà osservabile. Con la comparsa dei microscopi elettronici la fisica ha fatto passi da gigante, fino a poter osservare la struttura molecolare della materia. Con l’avvento delle nuove metafore quantistiche la psicologia ha subito una trasformazione radicale. Ed è proprio con la psicologia energetica che Lipton riesce a pubblicare il suo libro: scopre le sue credenze limitanti e li corregge disattivando così i processi subconsci di auto-sabotaggio.

Sperimentare nuove cose a seguito del cambiamento di una o più credenze crea un precedente che può produrre incredibili miglioramenti nella vita di un individuo. In quel momento si diventa consapevoli del fatto che “si può fare”, che il cambiamento più essere anche agito oltre che subito. E va da se che se non interveniamo nella nostra vita con l’osservatore interno sufficientemente disidentificato saremo sempre nelle mani del pilota automatico, dominati da copioni familiari (e psicogenealogici) che nei momenti meno opportuni prenderanno il controllo e ci faranno fare cose incredibilmente stupide.

Il picco della frustrazione è quando ci troviamo a dire “è più forte di me..”, che in termini psicologici vuol dire che una parte cospicua della nostra psiche non è sotto il dominio della coscienza. Nel corso della vita questa condizione psicologica ci può condurre a veri e propri disastri. In questi casi il denaro che spendiamo nel migliorare il nostro funzionamento psicologico smette di essere un costo e diventa un investimento per il futuro.

La paura del cambiamento

L’individuo è così posto di fronte alla reale possibilità di cambiamento e questo può far paura. Ad esempio, all’interno di una relazione di coppia disfunzionale, il cambiamento può essere osteggiato da istanze interne perché si ha paura che le cose possano anche peggiorare. Ma in questo modo si perdono quelle preziosissime occasioni evolutive che offrono la possibilità di passare a nuovi stati di coscienza e di benessere.

La paura del cambiamento nella coppia ci può spingere a restare passivamente in una relazione. Così, per evitare il fastidio di provare emozioni negative, talvolta si preferisce ridurre la comunicazione, rinunciare ai nostri sogni di stare in una relazione di qualità, ecc.  E va da se che rinunciando alle nostre verità più profonde creiamo i presupposti per il disastro finale: individuo e coppia smettono di crescere insieme e si va alla deriva..

Ma le stagioni della vita ci insegnano che nell’evoluzione niente resta uguale, niente è permanente. Questo fenomeno, calato nel quotidiano di noi esseri umani, crea un gioco di forze tra una parte di noi che vuole crescere e un’altra che vuole rimanere attaccata alle proprie sicurezze. Anche se per noi è chiaro che abbiamo già superato quello schema, vi restiamo aggrappati come i koala sugli alberi di eucalipto!

L’effetto placebo

Un altro dei temi centrali affrontati da Lipton è l’effetto placebo: circa un terzo della popolazione mondiale ottiene benefici nei termini di benessere fisico non soltanto a seguito di cure reali ma anche immaginarie. E’ sufficiente che la persona creda che quella certa cosa gli farà bene per rendere reale anche nel corpo quel tipo di beneficio. In altre parole, si tratta del potere che la psiche ha di far star bene il corpo attraverso una specie di suggestione.

Sebbene la scienza ufficiale tenda a considerare l’effetto placebo qualcosa di molto simile ad una parolaccia, in realtà esso può essere utilizzato ai fini del benessere aiutando le persone a somministrare a se stesse del placebo in perfetta autonomia.

Di questo e di altro ancora parlerò il giorno 13 giugno 2017 alle ore 21:00 presso l’Ass. Agape Crescere Insieme in via Filippo Brunelleschi n. 30 – 59100 Prato (zona Istituto Buzzi, ingresso libero, prenotazione gradita). Al termine della serata coloro che sono interessati all’argomento potranno iscriversi al seminario che si terrà nello stesso luogo il giorno 17 giugno 2017 (info e iscrizioni: dott. Alessandro Gambugiati 328-5390990).

www.alessandrogambugiati.net

 

 

 

Autore

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati lavora come psicologo psicoterapeuta specialista in Psicosintesi Terapeutica. Si occupa di disagio psicologico, a partire dai casi di più grave compromissione del funzionamento affettivo e cognitivo. Svolge anche il ruolo di docente.

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