Frontiere Psicosintesi

Riflessioni sui Quattro Elementi, la Divina Commedia e la Psicosintesi

inferno, divina commedia e psicologiaPremetto che le seguenti osservazioni sono frutto di conclusioni personali. Io non sono un esperto di Dante, ma, in quanto psicoterapeuta, le ho trovate molto utili nel mio lavoro, sicuramente partendo da quanto scritto da Roberto Assagioli sulla Divina Commedia. Questo lavoro vorrebbe soprattutto aprire un confronto sul tema.

L’articolo è una lettura soggettiva dell’opera dantesca in questione, cioè uno sguardo al “Sistema Divina Commedia” come modello psicosintetico paragonabile alla mappa dell’Ovoide. Secondo me, questo diagramma e quello della rappresentazione dell’Universo secondo Dante hanno molto in comune.

E’ da circa un anno che lavoro ad un Gioco di Ruolo basato sulla Divina Commedia e forse ormai ci siamo. Mi piace pensare che forse sto dando nuova vita alla tradizione lasciataci da Roberto Assagioli riguardo questa Opera, approfondendola e trovandovi nuove possibilità metodologiche. Egli infatti ne fece un simbolo della psicosintesi, dando indicazioni pratiche quale tecnica per facilitarne l’attuazione nel paziente – praticante.

E’ stato un anno duro, in cui il processo creativo mi ha tenuto sveglio molte notti, a cercar di afferrare e trattenere piccoli e apparentemente sconnessi sprazzi di luce. Sì perché mica ti vengono di giorno, i lampi di intuizione…un po’ come la Luce nascosta nella Selva Oscura. Lo sapevate che Selva nasconde “splendere, rilucere, ardere…”? Come fa allora ad essere Oscura? Perchè è fatta di legno che è Fuoco, in potenza? Perchè la selva è come una gestazione, in cui si attende che la luce dell’anima ritorni a splendere attraverso la nascita di un nuovo individuo? E via così per un anno…

Oggi però vorrei scrivere qualcosa riguardo i Quattro Elementi, perché Dante, dopo averci detto che sulla Terra c’è l’Inferno (traduciamo: nella Personalità c’è l’Inconscio Inferiore in cui si agitano energie potenti che vanno sapute dominare, altrimenti ci si rimane sotto), introduce i primi Dannati, divisi in 1 + 4 tipi: Ignavi, che stanno a sé (e che per ora non considero) e poi Lussuriosi, Golosi, Avari/Prodighi e Iracondi/Accidiosi.

Ma come sono descritti questi “prototipi”? Li chiamo così perchè Dante li mette fuori Dite (la Città Infernale), come a dire: “vi presento il cast”. La loro pena è emblematica e secondo me ognuna rappresenta uno dei Quattro Elementi. Questo è il punto di partenza per una lettura psicologica della Divina Commedia.

Lussuriosi: dentro un turbine d’aria. Golosi: in una poltiglia d’acqua fangosa. Avari e Prodighi: a spingere pesanti massi di terra. Iracondi: col fumo del fuoco negli occhi (questo immagine è nel Purgatorio, non nell’Inferno, in cui essi o si menano o annegano se Accidiosi). Conclusione: Aria, Acqua, Terra e Fuoco.

I quattro elementi sono anche le colonne su cui si erge la Personalità e rappresentano ognuno un continuum che va dal Vizio alla Virtù (queste si vedranno nel Purgatorio con gli Angeli): Lussuria – Castità, Gola – Astinenza, Avarizia – Giustizia, Ira – Pace. Ma non dobbiamo pensare che per Lussuria, Gola, Avarizia, e Ira si intendano i peccati a cui noi immediatamente associamo queste parole. Essi, a mio avviso, sono la rappresentazione “popolare” delle quattro sub-personalità primarie, nell’ordine: Istrionica (Aria), Depressa (Acqua), Ossessiva (Terra), Schizoide (Fuoco).

Quando Dante ha finito di presentare gli Incontinenti, arriviamo a Dite, dentro cui ci sono i Violenti e i Traditori: il Vizio, che fuori dalla Città Infernale ha preso solo il Corpo, occupa anche il Cuore (Violenti), la Mente (Traditori di chi non si fida) e lo Spirito (Traditori di chi si fida).

L’Inferno delle Volontà

Cioè: gradi e livelli sempre più potenti in cui il Vizio si installa nella Personalità, occupando e soggiogando aspetti sempre più fini di Volontà: dal Corpo al Cuore, in cui la Volontà Forte diventa Matta Bestialità, alla Mente, in cui la Volontà Saggia diventa Malizia, allo Spirito, in cui la Volontà Transpersonale diventa Follia. (Questa cosa della Follia non è presente nella Divina Commedia, cioè Dante divide i Traditori in due categorie, ma non distingue due tipi di Malizia. A mio parere però è lecito pensare che i Traditori peggiori, cioè quelli di chi si fida, abbiano anche la Volontà Transpersonale soggiogata al Vizio e quindi la chiamo Follia per indicare come un tale soggetto sia individualista nello spirito).

I Dannati hanno consegnato la Volontà al Vizio (diremmo che sono identificati in una parte sola della Personalità = uno solo dei quattro elementi) che, appropriandosi di livelli sempre più sottili, fa compiere all’uomo atti di sempre maggior raffinatezza individualistica.

E’ come se l’Inferno ci mostrasse che siamo tutti parassiti (Incontinenti), incapaci di dire di no alle subpersonalità e mancando costantemente l’appuntamento con la Volontà.

Molti sono Violenti e riescono ad eliminare nell’immediato l’ostacolo alla soddisfazione del loro bisogno vizioso, agendo mossi dalle “passioni”, da Matta Bestialità, Volontà Forte orientata non al Bene, ma al Male.

Pochi imparano ad ordire piani a lungo termine, a manipolare, a istigare gli altri ed assicurarsi una più lunga vacanza da sé stessi. Dante li chiama Traditori di chi non si fida, criminali “spudorati” cioè coloro che, secondo questa lettura psicologica, hanno anche Malizia, cioè la Volontà Saggia orientata al Male.

Pochissimi diventano i folli visionari che dominano il mondo con valori individualistici. Potrebbero essere i Traditori di chi si fida, che vanno oltre la Malizia dei normali criminali. In essi anche la Volontà Transpersonale è dominata dal Vizio e da qui potremmo dire che “hanno venduto l’anima al diavolo”. Sono proprio quelli che Dante mette in fondo, bloccati nel ghiaccio o tra le fauci di Lucifero.

Se i Violenti sono immersi in un fiume di sangue bollente, i Maliziosi hanno pene esemplari e i Folli sono immersi nel ghiaccio o tra le fauci di Lucifero. Dal ribollire delle passioni così cariche di vitalità animalesca, alla ricchezza della fantasia e del pensiero, fino al gelo della mente superiore e dello spirito.

Insomma, l’Inferno ci presenta gli aspetti della personalità Corpo-Emozioni-Mente-Spirito come se fossero totalmente privi di quella luce che l’Io personale riversa su di essi nel momento della conoscenza di sé. In realtà quella luce è Virgilio, la discriminazione spirituale e Dante colui che entra in contatto e attraversa tutti questi aspetti, cioè l’Io Personale. Questa immagine mi fa pensare al rapporto terapeutico tra paziente e terapeuta.

Ma questa grande piramide gerarchica di potere individualistico si regge grazie alla dipendenza dei parassiti, gli inconsapevoli Incontinenti la cui Volontà è ancora libera (fuori Dite) e aspetta solo di essere impiegata in modo altruistico.

Tra l’altro Dante dispone gli Elementi in ordine, ma nel verso opposto rispetto a quello di alimentazione.

Consideriamo: Terra alimenta Acqua, che alimenta Aria, che alimenta Fuoco, che alimenta Terra (il nucleo), ecc, cioè li disponiamo dal più pesante al più leggero, andando verso l’alto. In senso contrario abbiamo un ciclo di distruzione, di soffocamento, ma anche solo di materializzazione: Fuoco consuma Aria, ecc…ed è il senso in cui Dante ci presenta gli Incontinenti, partendo dall’Aria. A me ciò fa venire in mente che la conoscenza della propria Personalità Inferiore è necessaria per materializzarsi, per avere una forma, a partire dal corpo.

Per concludere, mi piace attualizzare gli Incontinenti. Chi sono, oggi? Dove sono?

I Bisogni Viziosi delle quattro subpersonalità primarie

Lussuriosi: avere potere tramite l’avere tutto, quindi essere ovunque, essere visti e vedere tutto. Egocentrismo attivo. La casa di un Lussurioso sembra un museo in cui tutto il mondo è in vetrina, lui per primo.

Golosi: essere potenti tramite l’annullamento di sé, sacrificio, non essere niente, essere dimenticati. Egoismo passivo. Il Goloso butta dentro a caso, tende a riempire senza criterio, col suo bisogno d’affetto infinito.

Avari: avere potere tramite il non avere nulla, quindi non essere da nessuna parte, metter tutto da parte, essere inattaccabili, perfetti. Egocentrismo passivo. La casa dell’Avaro è spoglia e minimale, guai l’errore, la sbavatura.

Iracondi: essere potenti tramite imposizione di sé, distruzione dell’altro, essere ricordati come unici. Egoismo attivo. L’Iracondo non vede nessun altro, si separa dal mondo per combattere la sua guerra contro dio.

Autore

Enrico Pasi

Enrico Pasi

Psicologo e psicoterapeuta con specializzazione in Psicoterapia Psicosintetica.

Lascia un commento