Frontiere

Giochi di ruolo, Divina Commedia e Psicosintesi – I Parte del I Canto.

 

Risveglio del sintomo – maschera

 

 

L’inizio della Divina Commedia può essere visto come una rappresentazione di quell’esperienza di “risveglio” nei bassifondi della psiche, contrapposto a quel tipo di risveglio spirituale che ci illumina. Ci si ritrova infatti dominati da qualcosa che nonLa Divina commedia come metafora psicologica conosciamo, quasi una vera e propria creatura che, dopo anni di incubazione inconscia, emerge e si presenta come la nostra nuova identità, che pare avere una sua volontà e consapevolezza. E’ in realtà un risveglio di un sintomo, l’apparire di un tratto inconscio che genera dolore (non si sa cosa sia) e sofferenza (un vissuto consapevole).

L’inizio dell’avventura vede i personaggi (PG, Personaggi Giocanti) coinvolti in un’esperienza surreale e spaventosa. Si risvegliano infatti in un luogo sconosciuto in cui è molto difficile orientarsi, luogo che presagisce pericoli e che rappresenta l’inizio drammatico di un percorso forzato. I PG si ritrovano lì senza sapere perchè e sono costretti a fare i conti con questa nuova realtà. Non sono più chi credevano di essere e, per proseguire, devono contare solo sulle risorse del momento.

 

Finalmente la Sub-personalità

 

La psicosintesi chiama sub-personalità tutte queste entità autonome più o meno scollegate da noi stessi che hanno determinati scopi, modalità di sopravvivenza e provengono da situazioni che ne hanno favorito lo strutturarsi. Quando siamo identificati in una o più sub-personalità è come se lasciassimo che il centro della nostra coscienza e volontà (in psicosintesi l’Io personale) venga inglobato all’interno di una parte di noi stessi. In tal modo noi perdiamo una prospettiva generale e ci smarriamo all’interno di un micromondo che diventa allo stesso tempo la nostra prigione e la nostra palestra. Questo posto è la Selva Oscura, luogo di passaggio ma potenzialmente luogo trappola in cui, dolorosamente, incontriamo ciò che abbiamo sempre cercato di non vedere. Può essere un’opportunità di redenzione o un supplizio senza fine, anche se, come succede nella Divina Commedia, se ci alziamo e cerchiamo, la meta e la guida arrivano. Rimane il fatto che, affiorando il sintomo, dobbiamo iniziare ad occuparci di esso, a fare i conti con quella sub-personalità, e in altre parole ad affrontare quelli che nella selva Oscura appariranno come tre vizi capitali: Superbia, Avarizia e Lussuria, mascherati da Leone, Lupa e Lonza.

 

La sofferenza che ci accompagna

 

Allora le sub-personalità, così come nell’avventura allegorica del viaggio dantesco, se vengono affrontate come risorse attuali con le quali io in questo momento mi presento nel mondo, iniziano ad essere conosciute dall’Io personale, che fa esperienza di sofferenza e allo stesso tempo di sè. Comincia un percorso di Conoscenza terapeutica, perchè ripone al centro un’IO che recupera energie utili e sane. Se le energie (emozioni, pensieri, desideri, immaginazione…) rimangono nel micromondo delle sub-personalità, non avranno possibilità di rigenerarsi e trasformarsi, perchè la sub-personalità agisce in base ad un programma fisso (vizioso) e si alimenta di sè stessa (ecco perchè ci si esaurisce, vedi i “demoni” con quelle facce smunte…). Ora che ci penso, mi sembra molto più naturale la salute che la malattia, ma lo è ancor più vedere la malattia come un aspetto evolutivo della salute.

 

Se accolgo il sintomo e inizio ad usarlo sapientemente e con spirito di accettazione in una prospettiva di crescita, inizierò a vivermi come un Io che ha certi mezzi (le vecchie sub-personalità ora diventate strumenti utili) per fare l’esperienza che voglio, che sento.

 

Il dolore: non essere più sé stessi

 

Ma all’inizio, come succede a Dante, sembra ci sia solo smarrimento e in un’atmosfera macabra e sognante veniamo inghiottiti da fantasmi, ombre, disorientamento e fatica. La Coscienza, che Dante incontrerà in Virgilio alla fine del I Canto, pare essere veramente offuscata e scomparire del tutto dietro l’irruzione di energie inconsce animalesche e la sofferenza che ciò genera, nella solitudine in cui ci rintaniamo per trovare rimedio (lo stare da solo di Dante), aumenta fino a che non iniziamo a dialogarla e metterci in relazione con l’Altro, in questo caso Virgilio, appunto personaggio guida, Io-Personale. Credo che il recupero di un contatto con noi stessi sia l’obiettivo principale della terapia.

“Ognuno entrò nella Foresta dell’avventura nel punto scelto da sè, dove era più buio e dove non c’erano strade o sentieri”. (cit. da “Percorsi di Felicità”, Joseph Campbell)

 

Enrico Pasi, psicologo e psicoterapeuta. Per avere maggiori informazioni, visita la sua pagina personale. Per consulenze psicologiche, psicoterapia, seminari o altre richieste, puoi scrivergli una mail all’indirizzo temperanza79@gmail.com oppure puoi telefonargli al 328 5439175 

Autore

Enrico Pasi

Enrico Pasi

Psicologo e psicoterapeuta con specializzazione in Psicoterapia Psicosintetica.

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