Malessere Psicologia

Considerazioni sul gioco d’azzardo patologico

palo della cuccagna, gioco d'azzardo patologico, malattiaIl Gioco è un’esperienza comune a tutta l’umanità e al mondo animale, una pratica spontanea che si manifesta in tutte le età e uno dei pochi modi trasversali che riesce a rispondere a molti tipi di bisogni, da quelli di appartenenza, a quelli di stima, fino a quelli di autorealizzazione. (vedi la piramide dei bisogni di Maslow).

 

Nonostante tutto rimane un ambito molto problematico, dai confini che coprono veramente un infinità di “mondi”. Studiarne la forma, le caricature e le potenzialità può secondo me servire per vivere meglio nella riscoperta di questo valore, portato a livelli “umani” e privo degli aspetti patologici.

Il rischio

Uno dei principali aspetti delicati del giocare è il “fattore di rischio”, a mio avviso sempre presente in una certa misura in tutti i giochi, ma che nel gioco d’azzardo diventa l’elemento d’interesse principale, attorno al quale ruota tutta l’esperienza del giocatore.

 

Nel gioco d’azzardo patologico, il rischio si articola in una dinamica che implica una scommessa di denaro, un puntare “il tutto per tutto” per guadagnare altro denaro. La fantasia del giocatore di mettersi in gioco totalmente si realizza nel mettere in gioco il proprio denaro, simbolo universale di potere materiale. Si confonde sé stessi con ciò che si possiede, abitudine patologica questa che la psicosintesi ha da sempre cercato di cambiare (esercizio di disidentificazione)

Assunzione di rischio e responsabilità

In questa dinamica ritrovo una versione viziata della presa di responsabilità, che per la psicosintesi è un’esperienza fondamentale del percorso di maturazione della personalità.

Il brivido della decisione riprodotto nelle situazioni del  gioco d’azzardo, fa parte di un etica distorta seppur assimilabile al vivere secondo responsabilità.

 

Il giocatore d’azzardo si muove rapidamente verso quell’assurda posizione di dover prendere una decisione con una e una sola alternativa: puntare “il tutto per tutto”, che in realtà non offre scelte per ottenere qualcosa al posto di qualcos’altro, bensì offre l’illusione di poter ottenere tutto rischiando tutto. E’ una dimensione infantile in cui il rischio viene estremizzato fino a diventare una caricatura patologica della responsabilità.

 

In ogni azione o atteggiamento responsabile c’è una componente di rischio. Io mi faccio responsabile quando accetto di rispondere delle conseguenze causate dalle mie azioni, soprattutto quando comportano danni agli altri. Imparo cioè a rimediare al mio “errare”, costruendomi un saper fare e saper essere libero perchè ho scelto e responsabile perchè le mie scelte, migliorando, non danneggiano gli altri.

 

Nel gioco d’azzardo patologico sono in atto meccanismi che imitano solo l’aspetto involuto del rischio, a danno della libertà e della presa di coscienza su cosa sia meglio o peggio in una data situazione: “se vuoi ottenere tutto devi puntare tutto” è l’assurda legge che fa capolino da dietro le spalle del giocatore d’azzardo, lusingandolo e colpevolizzandolo allo stesso tempo. “se vuoi ottenere tutto (tu che non sei nulla) devi puntare tutto (per poter essere finalmente tutto ciò che vuoi), e in questo conflitto interno il giocatore d’azzardo rimane schiacciato in un comportamento che rappresenta lo scarico della frustrazione accumulata, la catarsi di una rabbia accumulata in anni di sperpero di denaro.

 

Il gioco sano

In questo meccanismo di “gioco” l’aspetto ludico più autentico, che implichi condivisione di immaginazione, pensiero o emozione e cosa più importante relazione, non esiste. Il giocatore agisce in maniera irrazionale perché si lancia contro forze superiori (paradossalmente incarnate da una macchina) che non può dominare e che lo trasformano in un oggetto. Questo, secondo Edmund Bergler (Psicologia del Giocatore, 1957) dimostra le fortissime tendenze passive in atto nella sua psicologia, nonostante l’apparente impiego di volontà che sembra mettere nel gioco.

 

L’Atto di Volontà: Visione Trifocale

Il gioco sano possiede aspetti motivanti che implicano la decisione e quindi il rischio, ma in un contesto cooperativo, di scambio umano che si presta a essere vissuto come sintesi di impegno e improvvisazione, serietà e leggerezza, disciplina e fantasia, tutti aspetti che nel percorso evolutivo di chiunque ma forse ancor più  in quello del “giocatore d’azzardo” devono poter essere integrati affinché la persona maturi.

Uno degli aspetti più interessanti del gioco è a mio avviso questo allenamento alla visione trifocale che in psicosintesi viene menzionata nella fase di pianificazione e programmazione dell’atto di volontà. Significa tenere a mente la meta lontana che si vuole raggiungere, la serie di passi per arrivarci e il prossimo da fare.

Questa abitudine calma a ponderarsi in azione è un sano esercizio di volontà e l’ambiente ludico del gioco (soprattutto di ruolo) è un campo privilegiato di allenamento.

 

Autore

Enrico Pasi

Enrico Pasi

Psicologo e psicoterapeuta con specializzazione in Psicoterapia Psicosintetica.

2 Commenti

  • Salve dott. Enrico, volevo chiederle un consiglio. Ho un mio carissimo amico che nel tempo vedo inesorabilmente rovinarsi al video poker. Da noi in paese (mi scusi se ometto il nome del paese ed anche il mio nome è di fantasia) non c’è poi molto da fare. c’è un bar. da sempre ci si ritrova lì, per lo meno da quando ne ho memoria. prima ci andava mio padre e poi è toccato alla nostra generazione. io ho 30 anni. si sta bene, si gioca e si scherza, c’è un biliardo, ci sono gli amici di sempre, è un punto di ritrovo dove ci si sente a casa. da un po di tempo il gestore ha deciso di mettere queste macchinette. lui dice che così ammortizza le spese del bar. non volgio entrare nella questione. la cosa che mi sta cuore è che uno dei miei più cari amici si sta rovinando la vita. passa le ore lì dentro. quando è davanti a quelle machinette sembra un altra persona. ho provato a parlargli. lui dice che ho ragione, ma poi il giorno dopo lo ritrovo la. mi chiedo cosa posso fare, come posso dargli una mano. a volte penso di mandarlo a quel paese, ma poi mi dispiace. gli voglio bene. ha qualche consiglio da darmi? magari provo a metterlo in pratica. la ringrazio.

    • Salve Marco, secondo me potrebbe provare a coinvolgerlo in un gioco di ruolo. Dato che il tema è ampio e complesso, se ha bisogno di approfondimenti la invito a contattarmi in privato per mail, così le posso fornire maggiori dettagli e vedere quale gioco di ruolo potreste fare in base alle vostre esigenze, in gruppo ma anche in due. Un caro saluto.

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